Malattie croniche intestinali

LE LESIONI ANALI E PERIANALI NELLE MALATTIE INFIAMMATORIE CRONICHE INTESTINALI

Le lesioni anali della Malattia di Crohn sono state paradossalmente descritte prima della malattia stessa. L’incidenza percentuale di manifestazioni perianali nelle malattie infiammatorie intestinali è molto variabile: è accertato essere relativamente bassa nella Rettocolite Ulcerosa (circa 5%), mentre è altamente variabile nei pazienti affetti da Malattia di Crohn (dal 14 all’80% circa). Frequentemente la complicanza si manifesta senza che la patologia primaria a livello del colon o del tenue abbia dato segni della sua presenza e, pertanto, le lesioni anali e perianali segnano l’esordio della malattia: la loro diagnosi è quindi fondamentale per sottoporre il paziente ad un precoce trattamento terapeutico.

Tipi di lesione:

  • ASCESSO PERIANALE

Inizialmente simile ad un ascesso perianale semplice, rispetto ad esso non raggiunge mai notevoli dimensioni e piò non essere accompagnato da rialzo febbrile.

  • ECZEMA CUTANEO

Origina più frequentemente per le scariche diarroiche e/o per le secrezioni provenienti da un orifizio fistoloso e può essere aggravato dal grattamento. Si manifesta con alternanza di aree biancastre ad aree arrossate, desquamate per il continuo grattamento.

  • MARISCHE CUTANEE

Definite anche col termine di pliche cutanee ipertrofiche, sono delle tasche cutanee asintomatiche, o associate a fastidio e prurito; frequentemente sono però la manifestazione di una lesione ulcerativa del canale anale e allora appaiono tumefatte, infiltrate, fortemente dolenti.

  • FISSURAZIONI

A direzione radiale verso il margine anale, più frequentemente multiple, superficiali, con bordi non ispessiti, non sono particolarmente dolorose.

  • ULCERAZIONE

Generalmente unica, ampia, a bordi ispessiti, facile sede di ascessualizzazione, fortemente dolente. Può talora estendersi oltre il canale anale dirigendosi sia verso la regione perineale che verso l’ampolla rettale.

  • STENOSI ANALE

Evenienza non molto frequente, è un restringimento del canale anale in genere localizzata a 2 cm dal margine anale. E’ la conseguenza di molteplici fattori tra cui la cicatrizzazione di ulcerazioni o fissurazioni o l’esito di processi suppurativi cronici.

  • FISTOLA ANALE

La fistola anale è una suppurazione acuta o cronica dell’ano, il cui punto di partenza è situato nel canale anale. Le fistole del paziente affetto da Morbo di Crohn si differenziano da quelle propriamente dette per le caratteristiche dell’ascesso che si diffonde nel tessuto circostante in tempi più rapidi per una minore resistenza dei tessuti. Le fistole anali nella MdC sono per lo più transfinteriche.

  • FISTOLA ANO-VULVARE

È un tramite di comunicazione anomala tra la regione anale e la vulva.

  • STENOSI RETTALE

Rara, è un restringimento conseguenza di una ampia ulcerazione rettale o di un processo suppurativo cronico.

  • FISTOLA RETTALE

Complicanza molto frequente e particolarmente destruente; generalmente multiple, hanno origine nel retto inferiore e/o medio, con orifizio interno alla base di una lesione ulcerativa ed orifizio esterno alla cute perianale. La comparsa di una fistola è segno di peggioramento della malattia e la sua ricomparsa è segno di recidiva della malattia.

  • FISTOLA RETTO-VAGINALE

Origina da una lacerazione situata oltre i 3 cm dal margine anale e, a seconda della localizzazione, possono essere suddivise in fistole rettovaginali alte, medie, basse. Si manifesta con perdite maleodoranti oppure con emissione di aria e/o feci dalla vagina.

TERAPIA

Un’accurata igiene locale è il principio basilare per una corretta detersione delle lesioni perianali.

Gli aminosalicilati per uso topico, sotto forma di clisteri o di supposte, si sono rivelati utili nel trattamento della malattia in fase acuta e nel mantenimento della remissione.

Gli steroidi topici, somministrati per clistere, risultano efficaci ma possono avere molti degli effetti collaterali sistemici associati alla terapia orale; un ruolo importante potrebbe essere assunto da una nuova generazione di corticosteroidi.

La terapia chirurgica deve essere l’ultimo atto da eseguire solo nel caso di fallimento di tutti i trattamenti medici possibili. Non esiste un vero e proprio “protocollo di trattamento” per tutti i pazienti: la terapia va infatti definita caso per caso.